I FAVOLOSI ANNI ’60

Henry non riusciva più a guardare Mary, forse meglio dire non osava, dopo tutte le occhiate che le aveva allungato, quasi sempre colto sul fatto. E non era in grado di capire se i suoi sguardi venivano ricambiati con piacere perché, appena beccato, ributtava gli occhi sui propri piedi, con vergogna. Ormai erano settimane che si comportava così in quel fumoso pub dove la sera i ragazzi si riunivano intorno al jukebox.

Era bella Mary, era dolce, vestiva semplice, teneva le gambe sempre vicine, con la gonna ben tirata che lasciava intravedere le ginocchia. Mai che le avesse accavallate quelle gambe, eppure si capiva quanto fossero belle. Era alta Mary, quasi quanto lui. Henry doveva sempre piegarsi parecchio sul jukebox per leggere i titoli delle canzoni. Non le aveva mai rivolto la parola, tranne qualche sera prima, quando le aveva chiesto se volesse ballare. Bill Haley cantava Rock around the clock, altri ragazzi stavano dimenandosi davanti al jukebox. Lei aveva fatto cenno di no con la testa, ma aveva sorriso e aggiunto «Thanks».

Anche quella sera stavano ballando roba forte, il rock and roll giunto dall’America aveva conquistato Londra, in Cable Street non si contavano più i locali che sparavano quel suono che ti faceva dimenare. Henry calcolò che toccava a lui mettere qualche penny nel jukebox, si avvicinò e si chinò parecchio per individuare il titolo che aveva in mente. Aveva deciso di prendere coraggio, si era immaginato una strategia ben precisa. Schiacciò i tasti D e 7: Love me tender. Poi restò piegato sul jukebox guardando attentamente i movimenti meccanici. Quando l’automatismo infilò il suo 45 giri e partirono le prime note Henry si voltò e decise di guardare Mary dritto negli occhi. Elvis prese a cantare:

 

Amami teneramente
Amami sinceramente
Realizza tutti i miei sogni
Poiché mia cara io ti amo
E ti amerò sempre

 

Mary accettò di ballare e quel ballo fu molto lento.

Oggi, dopo quasi sessant’anni, Henry da poco non c’è più. E Mary ripensa spesso a quella sera del 1964 che gettò le basi per una vita insieme. Risente le note di Love me tender e le sembra di respirare ancora quell’atmosfera. Erano i favolosi anni ’60, nell’aria c’era fiducia, c’erano speranze. C’era senso della vergogna, c’era voglia di divertirsi ma accompagnata da una forma di timidezza che scaturisce dal senso del rispetto. C’era senso del dovere. Oggi Mary fatica a trovare in giro certi sentimenti e francamente non le sembra di ragionare da vecchia rimbambita. Mary si sente fortunata ad essere stata giovane nei favolosi anni ’60 e ringrazia ancora Dio per quel gesto di coraggio di Henry al jukebox.

Ah, c’era anche il coraggio tra i sentimenti dei favolosi anni ’60.

 

Ian Berry
Cable Street, London
Inghilterra, 1964

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