L’AIRONE E LA FONTANELLA

Seguir con gli occhi un airone in riva al firme e poi, ritrovarsi a volare…

 

Mogol scrive queste parole nel 1970; la canzone, con la musica (e la voce) di Lucio Battisti, si chiama Emozioni. Elliott Erwitt si era emozionato (e probabilmente messo a ridere) davanti ad un airone due anni prima, in Florida, e nemmeno volava quell’airone.

Saper provare emozioni è già una grande cosa, dovremmo provarci tutti a cogliere e immagazzinare emozioni perché sono il profumo della vita. Tuttavia si tratta di un fatto personale. Possedere la capacità di trasmetterle agli altri è molto di più, è bellezza proattiva. Lo puoi fare anche solo con un gesto, per esempio un sorriso, oppure con la parola; perché le emozioni sono contagiose. Ma esistono persone al mondo (il gruppo non è foltissimo) capaci di trasmettere emozioni a moltitudini di umani attraverso azioni artistiche come la scrittura, la pittura, la scultura, la fotografia.

Il bello è che, di fronte ad un’opera d’arte che ci emoziona, ognuno di noi la interpreta e reagisce in base alla propria sensibilità e al proprio vissuto. Quando Manzoni scrive “La sventurata rispose”, dopo aver raccontato i precedenti della vita della Monaca di Monza, e poi la chiude lì, immaginiamo un certo tipo di seguito, emozionante, ma magari con diverse sfumature. Leggendo degli “Interminati spazi… sovrumani silenzi e profondissima quiete” del Leopardi ognuno di noi nel pensier si finge come sente di farlo. Di fronte alle Danzatrici di Matisse c’è chi si mette a ballare, chi rimpiange la giovinezza perduta, chi impazzisce di gioia e chi decide che deve prenderla diversamente la vita.

Non so voi ma io, di fronte all’immagine di quell’airone che si è posato vicino alla rudimentale fontanella che gli assomiglia, prima di tutto mi sono messo a ridere; ma è riconosciuta universalmente la capacità di di questo fotografo di trasmettere emozioni attraverso l’ironia. Poi ho incominciato a riflettere sul rapporto tra l’animato e l’inanimato. D’un tratto avrei voluto che quel rubinetto si fosse animato, alla sua maniera naturalmente, cioè con un improvviso zampillo d’acqua. Chissà come avrebbe reagito l’uccello.

Infine vi confesso che ne ho ancora una di curiosità. Erwitt si è reso conto a occhio che quell’immagine era emozionante? Oppure se n’è avveduto dopo aver guardato lo scatto? Azzardo che lo abbia capito alla prima occhiata. Fortunatamente ce l’ha trasmessa.

 

 

Elliott Erwitt
Florida Keys
USA, 1968

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