MARTIN LUTHER KING

Dei Kennedy c’era Robert accanto alla bara di Martin Luther King in quel nefasto aprile del 1968. Ed era ben conscio di rischiare pure lui di entrarci in una bara. Anche se forse non immaginava che sarebbe accaduto così presto, appena due mesi dopo.

Robert amava il reverendo King forse ancor più del suo fratello presidente. Esisteva tra loro un’intesa naturale poiché entrambi erano ribelli in quell’America piena di pregiudizi razziali. Entrambi avevano lottato non poco contro questi pregiudizi e si sentivano piuttosto vicini alla meta, a quel sogno che Martin Luther King era stato capace di tracciare in termini così emozionanti e poetici nel celebre discorso di Washington del 1963. Raccontano che i fratelli Kennedy fossero insieme alla Casa Bianca davanti al televisore ad ascoltare I have a dream. John disse «È dannatamente bravo quell’uomo». Robert: «Ce la farà, dobbiamo aiutarlo».

Nel 1964 giunse un segnale formidabile dall’Europa: il premio Nobel per la pace al Reverendo King. Fu un sussulto per l’America. A fine ottobre Martin, appena tornato da Stoccolma, venne accolto come un eroe nelle principali città degli USA.

In quelle mani di Baltimora che cercano la sua vi è tutta l’energia positiva dei grandi sogni rivolti al bene comune e all’uguaglianza di opportunità per tutti gli umani. In quel groviglio di mani c’è una forza straordinaria, impossibile da arginare.

Lo hanno ammazzato. Ma non hanno potuto impedirgli di realizzare il suo sogno.

 

 

Leonard Freed
Dr. Martin Luther King, Jr.
Baltimora, USA, 1964

 

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