MILES DAVIS

“Come vuoi che suoni, Miles?”

“Suona come un negro”Badal Roy era un giovane percussionista bengalese. Miles Davis lo aveva sentito suonare in un bar e immediatamente assunto. Molto bravo il ragazzo. Quella era la sua prima sessione di prove nell’orchestra del mitico musicista jazz. Si aspettava un brief un pelo più approfondito, invece: “Suona come un negro”.

Da questa succinta quanto suggestiva risposta possiamo capire parecchie cose del poliedrico e geniale trombettista jazz. Miles riusciva ad essere timido e scontroso nello stesso tempo. Leader totalitario delle sue band, laconico nelle indicazioni ai colleghi e burbero nella maggior parte dei suoi rapporti umani, Miles disfaceva spesso le sue orchestre a causa di litigi. Celebri quelli con un altro genio della musica jazz: John Coltrane.

Miles sosteneva che la musica portata dall’Africa dagli schiavi neri, modificata e sviluppatasi in America, fosse non meno importante di quella classica e che dovesse essere insegnata nelle scuole come avveniva per la musica europea.

Forse quando, al culmine del suo assolo, alzava la tromba verso il cielo, si rivolgeva proprio ai suoi avi neri sradicati dalle proprie terre e portati in catene nel nuovo mondo. Forse era il suo modo di ringraziarli… suonare come un negro.

Guy Le Querrec
Miles Davis
Parigi, 1969

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