WARHOL

Quella “cosa” lui la chiamò Factory.

Se oggi sarebbe considerato strano chiamare “fabbrica” un luogo dove si crea arte, sessant’anni fa doveva apparire folle. Lo so, perché anche noi ad Alba abbiamo avuto, più o meno in contemporanea, il nostro Warhol. Si chiamava Pinot Gallizio e aveva battezzato il suo modo di fare arte Pittura Industriale. Si trattava di rotoloni di carta spessa, o tessuto, su cui lui dipingeva forme strane multicolori per decine di metri. Pinot offriva i suoi quadri con un prezzo al metro quadro, erano i clienti a scegliere la misura. Nella mia cittadina della provincia piemontese lo consideravano un po’ matto e ci vollero decenni per capire la grandezza del personaggio. Invece la New York dei favolosi anni ’60 era la capitale mondiale dell’avanguardia, dunque risultava più facile piazzare la propria eccentricità. Se poi la bislaccheria era quella di uno come Andy Warhol, cioè l’espressione più alta dell’arte contemporanea ispirata dall’avvento del consumismo, beh allora non viene da stupirsi del suo immenso e immediato successo.    

Dunque possiamo considerare Factory un nome addirittura pertinente. In realtà si trattava di un appartamento, ma si produceva là dentro. Serigrafie prima di tutto, a migliaia, in particolare visi di donne vip, come la Monroe e la Taylor, scatolette di cibo senza il cibo, film, tanti film (una settantina tra il ’62 e il ’68) ma anche altri oggetti, come delle scarpe per esempio. Factory era frequentata da centinaia di persone ogni giorno. Artisti soprattutto, di ogni genere, ma anche aspiranti artisti a cui affidare i lavori più manuali; e tra questi molte erano donne. Andy, ancorché omosessuale, adorava le donne, leggeva nelle donne spunti infiniti di bellezza… e la regina della Factory, al di là di ogni ragionevole dubbio, è stata Edie Sedgwick.

Edie era giovane, intelligente, molto bella, molto curiosa, libera nel senso di aperta ad ogni esperienza. Divenne in breve tempo l’archetipo dell’immagine del fascino per Andy, che la infilava in qualsiasi tipo di attività artistica. Si conobbero ad una festa.

«Dunque sei tu la famosa fidanzata di Bob» (Dylan).

«Impossibile  fidanzarsi con Bob, lui è già sposato con la sua musica. Diciamo che stiamo volentieri insieme.»

«Che fai a New York?» (Edie vi era giunta dalla California dove era cresciuta).

«Quello che vorrebbero fare tutte le ragazze della mia età, la modella, l’attrice; mi vergogno un po’ a dirlo. il fatto è che cerco qualcosa di divertente, invece mi offrono solo cose noiose.»

«Forse l’hai trovato chi ti può far fare cose divertenti. Vieni domani nella mia Factory al 231 east della quarantasettesima. Ma di pomeriggio. Io la mattina dormo.»

Per quasi due anni Andy e Edie non si mollarono più, neanche per un giorno. Warhol non poteva fare nulla senza la presenza della bellissima californiana dal viso d’angelo. Sosteneva che Edie fosse un’opera pop camminante. Lei fu protagonista di molti suoi film e, quando non recitava, faceva da assistente. Andy se la portava dietro perfino quando andava in giro a riprendere New York dai tombini.

Pare che Bob Dylan non la prese bene. Le predisse che l’inventore della Pop Art l’avrebbe prima o poi scaricata. E, siccome (come tutti sappiamo) Dylan è un profeta, ci prese. Alla fine Edie venne scaricata da entrambi i fenomeni e se ne tornò a casa in California. Triste e malata. Morì poco tempo dopo, a soli 28 anni.

Beh, del fatto che il profeta folk s’incazzò ne abbiamo una prova che più grande non si può. Perché è lei, Edie, la pietra rotolante di Like a rolling stone. Non solo, quell’incazzatura segnò una svolta epocale nella musica del menestrello destinato al Nobel.

 

Una volta eri sempre così agghindata. Gettavi centesimi ai barboni nel fiore dei tuoi anni, ricordi?

La gente ti gridava dietro come a dire: sta attenta, bellezza, qui finisci male. Ma tu niente, convinta che era tutto uno scherzo…

Che effetto fa, che effetto fa, senza un posto dove stare, che nessuno ti conosce, come un sasso che rotola via…

 

Burt Glinn
Andy Warhol, Edie Sedgwick and Chuck Wein in New York
1965

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